Seduto in fondo a sinistra, nell’angolo dell’Oratorio di Sant’Obizio, hai una visuale privilegiata sui doni che Dio ha fatto alla nostra piccola comunità in crescita. Mentre tutti pregano, e tu stesso cerchi la concentrazione per chiederGli ancora una volta la forza di essere un buon marito, un miglior marito, un ottimo marito e perché no, anche un buon padre, se sei seduto in quel punto ti vengono in aiuto una serie di piccoli ma significativi segnali della Sua presenza così viva in quei giorni nelle nostre vite.
Incontri Dio, vivo e vero, in una moglie che toglie gli occhiali al marito per impedire al piccolo appena preso in braccio di romperli; lo incontri nel volto rassicurante di un papà che ha controllato che i bimbi stessero bene e può rasserenare la mamma in ansia, nella rincorsa alternata al figlio piccolo che vuole tirare la tovaglia dell’altare, nelle mani che si moltiplicano a cullare i bimbi che non vogliono saperne di dormire. Lo incontri, a fianco a te, negli occhi di tua moglie, che sai leggerne ogni pensiero (tranne quando giocate a Lupus, forse) e ti emozioni, e poi Lo vedi dalla parte opposta della Chiesa, in quell’angolo dove lei è la prima a cantare le canzoni suonate da lui.
Dio è nelle preghiere di don Michele, che glielo leggi negli occhi che sta chiedendo la grazia di sopportare il casino che fanno i bambini mentre lui sta cercando di aiutarci a crescere, perché sa che accettarci per come siamo, casinari e incasinati, è il primo gesto d’amore, quello che percepiamo subito, tutti e 80 presenti.
Dio è lì presente quando arrivano le baby-sitter perché quel bimbo proprio non ci vuole stare lontano da mamma e papà, o perché quella bimba va cambiata; e allora ci si scambia uno sguardo e ci si alterna, ieri tu, oggi io, perché la presenza Sua va goduta il più possibile, ma ha bisogno di essere di entrambi, condivisa, espansa.
Seduto nell’angolo in fondo a sinistra, vedi Dio che si stringe in mezzo a due bimbe, a loro volta sedute in mezzo a mamma e papà, in una panchetta da due che sarebbe stretta anche solo per i genitori, ma stanno lì tutti e quattro, che Lui è in mezzo e allora c’è spazio, c’è amore per tutti.
Vedi Dio nei chierichetti, che sono orgogliosi e divertiti da quel ruolo, così utile e così responsabile, che li rende parte del gruppo dei grandi: loro che domani dovranno inginocchiarsi, come i loro papà, per dare esempio ad altri figli, per continuare a portare la gioia dell’Amore nel mondo. I padri inginocchiati, questo esempio meraviglioso di umiltà e di amore, testimonianza primaria e primordiale dell’impotenza di ciascuno di noi e della grandezza dell’unione con Dio.
Dall’angolo in basso a sinistra della Chiesa, vedi le mani che si sfiorano, le teste che si appoggiano alle spalle, i sorrisi dei bimbi che si svegliano sul petto dei papà. Vedi le carezze, vedi le attenzioni, la delicatezza. Vedi amicizie che nascono, legami che si rafforzano, amori che si rinnovano. Vedi sogni e paure, certezze e indecisioni, debolezze e sostegno reciproco.
Nell’angolo in basso a sinistra senti nascere progetti, senti cuori che battono all’unisono, senti i pensieri che vanno a chi per un motivo o per un altro non c’è, non ci può essere ma è lì presente lo stesso, sostanziale nelle preghiere di ciascuno.
Nell’angolo in basso a sinistra il futuro fa meno paura, perché la lente attraverso cui lo guardi non è solo l’amore astratto, un ideale bello ma vago; è, piuttosto, un concentrato pieno e denso di piccole cose che insieme diventano enormi, molto più grandi di quanto ciascuno di noi sia in grado non solo di immaginare, ma anche solo di percepire.
Vorrei viverci, in quell’angolo lì, per non dimenticare mai, nemmeno per un giorno, quello che Dio ha fatto per noi.

